lunedì 9 aprile 2018

I crostacei: come si mangiano?



Chi di noi davanti ad una bella e succulenta aragosta non si è trovato in difficoltà su come mangiarla? Probabilmente in molti.

Quando, infatti, ci troviamo al ristorante a mangiare i crostacei spesso non sappiamo da dove iniziare e gamberoni, astici, mazzancolle, scampi e granchi sgusciano via dal piatto. 

Di norma però i crostacei, usati ad esempio nella ricetta negli spaghetti allo scoglio, vengono serviti in tavola già spolpati e ricomposti nelle loro corazze. Ovviamente il guscio non va mangiato. 

Se il crostaceo, invece, non è stato servito già pulito nel piatto va utilizzata l’apposita pinza e/o forchetta specifica che è formata da una punta ripiegata e tagliente e una volta tirata fuori la polpa dalla corazza, questa va mangiata con forchetta e coltello da pesce, quello a forma di spatola. 

Per quanto riguarda le teste di gamberi o gamberoni, evitate di succhiarne la polpa.  Secondo il galateo è più elegante mangiare tutto quello che si può estrarre con le posate. Le mani sono consentite per togliere la testa, ma soltanto per quello. 

L’ideale per gli scampi, invece, è che vengano serviti già puliti. In alternativa bisognerà ricorrere sempre all’apposita pinza. Di solito, quando si mangiano i crostacei, per buona educazione, i camerieri portano in tavola anche un piccolo recipiente con acqua e limone ed una salvietta o le più pratiche salviette usa e getta per pulire le mani.


Se hai voglia di un bel piatto di crostacei fai un salto a Posillipo al nostro ristorante e non te ne pentirai. 

lunedì 26 marzo 2018

A Pasqua non perderti la pastiera dell’ ‘A Fenestella



Giunge la Pasqua e con lei immancabile arriva sulle tavole napoletane la pastiera
Un dolce tipico della tradizione campana che affonda le sue origini nella leggenda della sirena Partenope che, incantata dalla bellezza del golfo della città del Vesuvio, ogni primavera emergeva dalle acque per allietare le persone con il suo canto. Si narra che una volta la sua voce fu così armoniosa che, per ringraziarla, tutti gli abitanti le offrirono in dono farina, ricotta, uova, grano tenero, acqua di fiori d’arancio e spezie. Partenope gradì i regali e li mescolò creando, appunto, questo dolce.
Ma forse la pastiera accompagnò le feste pagane celebranti la primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita che nasce. Per il grano o il farro, misto alla ricotta, potrebbe derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto " confarratio ". 
Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, derivate dall'offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale. 
Secondo invece la storia più recente questa specialità affonda le sue radici nel XVI secolo nel convento di San Gregorio Armeno grazie alla laboriosità delle suore e al profumo dei fiori d’arancio del giardino circostante.
Comunque, qualunque siano le sue origini, la pastiera oggi è uno dei dolci più conosciuti al mondo ed è stato anche inserito tra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) secondo le direttive del Ministero delle Politiche agricole.


Con il suo odore di primavera e la fragranza della pasta frolla, la pastiera napoletana non può mancare in nessuna tavola napoletana che si rispetti come quella del ristorante 'a Fenestella.

lunedì 12 marzo 2018

Paccheri con astice: più che un piatto è una poesia




Un prodotto eccellente come i paccheri di Gragnano, pasta che gode del marchio di Indicazione geografica protetta, e l’astice, pescato anche in alcune zone del Mediterraneo, insieme sono due elementi raffinati e gustosi per preparare un primo piatto di mare delicato.
I paccheri sono un formato di pasta tradizionale napoletana dalla forma di maccheroni giganti, esclusivamente realizzati con semola di grano duro e trafilati in bronzo. 
I paccheri vengono essiccati a una temperatura compresa tra 40 e 80°C, per un periodo compreso tra le 6 e le 60 ore, in celle statiche di prosciugazione oppure in tunnel di aria calda. Il confezionamento, invece, deve avvenire entro 24 ore nello stesso luogo di produzione.
In napoletano pacchero significa schiaffo. Il termine però deriva del greco antico (da πας, "tutto" e χειρ, "mano") dei primi fondatori di Parthènope e ancora usato nella lingua italiana come "pacca", cioè uno schiaffo dato a mano aperta. 
Da qui il nome del tipo di pasta, dalla taglia molto superiore alla norma, in genere accompagnato da sughi gustosi. Ma altri sostengono che il nome derivi dal rumore prodotto quando vengono mescolati insieme alla salsa.

I modi per gustare i paccheri e i condimenti possibili sono infiniti ma una delle ricette più scenografiche è quella con l’astice, crostaceo dalle grandi chele. E il ristorante, che tra tutti a Napoli, lo cucina nel modo migliore è ‘a Fenestella di Posillipo.

martedì 6 marzo 2018

‘a Fenestella: la location ideale per festeggiare un evento importante



‘a Fenestella è uno dei ristoranti più esclusivi di Posillipo, è la location perfetta per celebrare un giorno speciale, indimenticabile. Il ristorante napoletano, infatti, saprà rendere unica la tua occasione da festeggiare.

Al ristorante ‘a Fenestella è possibile organizzare eventi e cerimonie. L’ambiente, suggestivo e accogliente, sarà la cornice ideale per vivere il tuo sogno. 

Affidati a noi: faremo del tuo matrimonio, del battesimo e della prima comunione dei tuoi figli, della tua laurea, del tuo pensionamento o di qualsiasi altra occasione da festeggiare, in compagnia di parenti e amici, un momento memorabile.

Al ristorante ‘a Fenestella troverai piatti genuini, ricercati, di altissima qualità e attentamente selezionati che rispettano il culto e la tradizione napoletana ma con uno sguardo all’innovazione. 

Il menù della vostra cerimonia sarà personalizzato e scelto con cura per rispondere ai vostri gusti, alle vostre esigenze e ai vostri desideri.

La nostra struttura ospita tutti i tipi di eventi garantendo professionalità, cortesia e qualità, grazie alla lunga esperienza maturata nel settore e alla grande dedizione dell'esecutivo e dei suoi collaboratori.

Vi faremo sentire a casa ma in più potrete godere del mare, del profumo di pesce e di un panorama mozzafiato.


giovedì 1 marzo 2018

10 CONSIGLI PER RICONOSCERE IL PESCE FRESCO


Quante volte avete chiesto se il pesce fosse fresco al pescivendolo o seduti al ristorante, l’avete odorato prima di assaggiarlo?



Più che importante è saperlo riconoscere sin da subito, sia quando lo comprate per voi, sia quando lo gustate al ristorante, non solo per capire se e quando mangiate bene o male, ma anche per evitare pericolose conseguenze per la salute.

Vediamo i dieci più comuni metodi per capire se il pesce è fresco:

1. Profuma di mare
Il pesce fresco è sempre profumato di mare e salsedine. L’odore è il primo indizio sulla sua freschezza. Se sentite un odore poco gradevole, che sa magari di ammoniaca, sostanza purtroppo spesso usata per disinfettare il pesce e ritardarne la putrefazione, scappate prima di cominciare a mangiare.

2. Colore brillante
Il pesce fresco è brillante, mai monocromatico e con sfumature verdastre bluastre che cambiano con la luce.

3. Occhio vivo e pupilla nera
Gli occhi dei pesci freschi non mentono. Devono essere ancora gonfi, uscendo leggermente dal bulbo oculare e con la pupilla nera. Evitate i pesci con occhi spenti e con la pupilla grigia.

4. Corpo lucido e scivoloso
Il pesce fresco è avvolto da muco cutaneo lucido che rende la sua pelle cangiante alla luce. Il pesce non fresco è invece opaco. Anche per questo il pesce fresco è scivoloso tra le mani.

5. Rigido e compatto
Prendendo il pesce in mano dovete sentire il suo corpo rigido. Regola chiaramente non valida per i pesci di natura non rigida come seppie, polipi e calamari.

6. Il fegato pieno di cibo
Il pescato fresco si capisce dalla presenza nel fegato di cibo, come ad esempio altri pesci, ed è di colore scuro. Se invece si tratta di pesci di allevamento che sono tenuti a digiuno da un giorno, uscirà un liquido giallastro dato dai mangimi.

7. Lisca che non si stacca subito e carne soda
La carne del pesce fresco è soda e si stacca a stento dalla lisca centrale.

8. Branchie colore rosso vivo
I pesci freschi hanno branchie sono rosso vivo e un odore salmastro perché ancora impregnate di acqua marina.

9. Rilascia molti liquidi nell’acqua di cottura
Il pesce fresco deve rilasciare molti liquidi in cottura. Se sono troppo asciutti sono un indizio spiacevole.

10. Evitate le offerte
Nessuno regala del buon pesce fresco. Se c’è un’offerta troppo vantaggiosa il pesce è da smaltire, fatevi qualche domanda.

Questi sono tutti accorgimenti che ogni giorno un ottimo ristorante come 'a Fenestella conosce bene e applica sempre per garantire il massimo della freschezza e qualità della sua principale materia prima.

martedì 27 febbraio 2018

Frutti di mare: ecco perché fanno così bene



Immaginate di stare gustando un’ottima cena a base di pesce, sorseggiando un buon vino bianco che ne esalta i sapori su una splendida terrazza sul mare. Ecco, adesso, immaginate che tutto questo vi faccia anche molto bene.
                            
E una gustosa cena a base di pesce non può che fare venire in mente i frutti di mare, utilizzati spesso nei ristoranti sia come primi, che come secondi.
Questi molluschi, con o senza conchiglia, sono organismi acquatici della famiglia degli invertebrati, che offrono molteplici benefici a chi li consuma.

Vediamo quali sono, ma facciamo prima un’importante distinzione:

I frutti di mare possono essere molluschi o crostacei.

Dei molluschi fanno parte:

·       Cefalopodi: privi di conchiglia e muniti di tentacoli e ventose, come polipo e seppia;

·       Gasteripodi: muniti di conchiglia con guscio unico, come le lumache di mare;

·       Bivalvi: muniti di più gusci, come le vongole o le cozze.

Dei crostacei, provvisti di scheletro esterno, fanno parte:

·       Macruri: come l’aragosta;
·       Brachiuri: come i granchi;
·       Stomatopodi: come la cicala di mare.


Perché fanno così bene?

Sono ricchi di proteine nobili: vitamine come la B12 e sali minerali vari come ferro, zinco, selenio e iodio.

Contengono acidi grassi del gruppo omega 3: fondamentali perché migliorano lo stato d’animo stimolando serotonina, aumentano la fluidità delle membrane cellulare dei neuroni, migliorando la loro comunicazione. Ecco spiegato perché si dice che mangiare pesce rende intelligenti.

Pieni di proteine nobili: aminoacidi essenziali per il nostro organismo

Zinco elevato: mantiene una buona funzione dell’apparato riproduttore maschile e femminile.

Fonti di iodio: che facilita un buon funzionamento della tiroide, che essendo l’organo per il mantenimento di un buono stato fisico, aiuta a anche a dimagrire.


Cosa rimane da fare?

Prenotare subito in un buon ristorante e godersi le meraviglie belle e buone di un piatto a base di frutti di mare.


mercoledì 21 febbraio 2018

Si respira aria di Primavera a Posillipo


Profumo di mare e di terra. 


Sono gli odori che senti quando arrivi a Posillipo, quartiere 
residenziale collinare nella splendida città di Napoli. 
Una delle zone più suggestive della città partenopea che con 
la sua costa a strapiombo e le eleganti ville regala una 
panorama mozzafiato sul golfo napoletano.

Meta di tanti turisti tutto l’anno, le strade di Posillipo sono 
una tappa obbligata per chi è in visita a Napoli e sono un 
angolo di paradiso per gli abitanti della città. 

Siamo nel cuore di una città che regala prodotti dal mare e 
dalla terra, che con le sue specialità incanta i palati delle 
persone. E con la primavera alle porte cambiano anche i 
prodotti sulla tavola.

É importante, infatti, come spiega il Policlinico Federico II 
“consumare frutta, verdura e pesce seguendo il naturale 
ciclo delle stagioni permette di gustare i cibi quando sono 
più genuini, con la maggiore concentrazione di sostanze 
protettive, riducendo il rischio di ingerire fertilizzanti, che 
possono essere dannosi per la salute”.

Arriva la Primavera e le stagioni, si sa, cambiano i piatti. 
Arrivano sulle nostra tavola fave fresche, unico legume che 
può essere mangiato anche crudo, asparagi, bietole, 
broccoli, carciofi, cardi, carote, cavolo cappuccio, cicorie, 
finocchi, lattughe, porri, rape bianche, ravanelli, spinaci e, 
ancora per poco, arance, limoni bianchetti e mandarini 
tardivi.

Mentre il mare ci porta cefali, gamberi bianchi e rossi, 
gamberetti, lampughe, orate, palamita, pesce bandiera, 
polpi, saraghi, scorfani, spigole e vongole veraci.

Insomma, ormai non manca proprio niente: i prodotti a km 
zero ce li regala la natura e noi li cuciniamo per te al 
ristorante ‘A Fenestella di Posillipo.


I crostacei: come si mangiano?

Chi di noi davanti ad una bella e succulenta aragosta non si è trovato in difficoltà su come mangiarla? Probabilmente in molti. Q...